Usa, braccialetto elettronico per studenti obesi

Un distretto scolastico di Long Island, nello stato di New York, ha fatto indossare agli alunni dei braccialetti elettronici per combattere l’obesità infantile. Questo strumento valuta l’attività fisica e il relativo beneficio per la salute dei ragazzi. Ma genitori e militanti dei diritti civili sono insorti contro il bracciale, simile a quello per i detenuti in libertà vigilata. Per loro è una grossa violazione della privacy dei ragazzi.

L’idea del braccialetto elettronico è stata – riferisce La Stampa – di Ted Nagengast, direttore del Dipartimento di Atletica del distretto scolastico di Bay Shore a Long Island. Rispondendo all’esortazione della First Lady Michelle Obama di combattere l’obesità per proteggere la salute dei più giovani, ha pensato a questi oggetti.Come funzionano
I Polar Active Electro si portano al polso e forniscono agli insegnanti i dati relativi all’attività fisica degli studenti nelle 24 ore precedenti. Quando il ragazzo entra in classe, questi dati vengono riversati su un computer. Dalla loro osservazione il docente verifica cosa ha fatto il ragazzo e come hanno reagito i suoi organi interni ottenendo così informazioni importanti per poter stabilire un piano di allenamento idoneo. Il distretto di Bay Shore ha già acquistato dieci braccialetti che costano 90 dollari l’uno e che sono già stati applicati a sette ragazzi considerati a rischio obesità.

Ma i genitori non ci stanno
Questa novità ha trovato tuttavia contrari alcuni genitori dei ragazzi del campione che hanno accusato la scuola di averli adottati senza averli consultati prima. C’è persino che ha parlato di un Grande Fratello alla Orwell.

Devono avere base volontaria
Virginia Rezmierski, esperta in tecnologia e privacy all’Università del Michigan, ha spiegato al New York Post che “un simile progetto può anche essere scientificamente valido ma non può essere coercitivo, l’adesione da parte dei minorenni deve avvenire solo su base volontaria” per scongiurare il rischio che le famiglie possano sentirsi derubate delle informazione mediche dei figli “da una sorte di Grande Fratello”.

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