I medici pediatri cantano vittoria

I pediatri tirano un sospiro di sollievo dopo che il documento stilato da tecnici delle regioni nell’ambito della stipula del Patto per la Salute Governo-Regioni, proponeva la riduzione dell’età di assistenza ai bambini da parte dei pediatri di famiglia alla fascia da 0 a 6 anni contro gli attuali 0-14.

Molto rumore per nulla? «Sembrerebbe di sì» dice Alessandro Ballestrazzi, il segretario regionale Fimp (federazione medici pediatri dell Emilia-Romagna), visto l’autorevole intervento del ministro della Salute Renato Balduzzi per ribadire la volontà del governo di mantenere l’attuale assetto delle cure primarie pediatriche senza “disperdere la memoria di un’assistenza capillaree puntuale che caratterizza da sempre il Servizio sanitario nazionale al punto da venir studiata e da ispirare altri sistemi sanitari».

Secondo Ballestrazzi le parole del ministro Balduzzi sono particolarmente importanti perché oltre a indicare con chiarezza quali siano gli intendimenti del titolare del dicastero della Salute, esprimono con altrettanta chiarezza un punto importante, cioè l’eccellenza delle cure primarie pediatriche nel nostro Paese che effettivamente rappresentano un modello positivo anche per altri sistemi».

L’idea di decurtare la fascia dell’assistenza pediatrica a 0-6 in nome di risparmi di spesa presunti e di una razionalizzazione degli assetti ha incontrato l’immediata reazione della Fimp. «Innanzitutto, è pretestuoso addurre come giustificazione il calo del numero dei pediatri, calo che certamenteesiste ma che è dovuto alla mancanza di programmazione della parte pubblica, fatto più volte denunciato dalla Fimp – dice Ballestrazzi – Per quanto riguarda i risparmi è fin troppo facile dimostrare che a fronte di un risparmio di pochi euro per il passaggio della fascia 6-14 anni dal pediatra di famiglia al medico di medicina generale si avrebbe una dilatazione dei costi dovuta a ricoveri inappropriati, maggiore spesa farmaceutica e maggiore ricorso alla specialistica, per non parlare dei costi a carico delle famiglie che spesso sarebbero dovute ricorrere a specialisti privati. Infine, ma forse è l’aspetto più importante, si è sottolineato con forza che l’assistenza dei bambini da 0 a 14 anni da parte di un professionista specifico, il pediatra di famiglia, costituisce un’eccellenza del nostro sistema sanitario e non si vede per quale motivo si debba rinunciare a qualcosa di cui il Paese può essere orgoglioso».

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