E se la crisi facesse sparire i farmaci?

I media internazionali ne parlano già da qualche giorno: una delle conseguenze più inaspettate e spaventose della crisi è la scomparsa dei medicinali antitumorali dagli ospedali.

L’Italia per ora non corre questo rischio, ma in Grecia è già iniziato e non è del tutto da escludere neppure per il nostro Paese nel prossimo futuro.

In base ai dati messi a disposizione dalla Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche (EFPIA), Italia, Grecia, Spagna e Portogallo devono dai 12 ai 15 miliardi di euro alle società farmaceutiche, tra cui le svizzere Roche e Novartis.

Queste ultime due, di conseguenza, starebbero valutando di limitare le forniture di medicinali ai paesi debitori: “La situazione è oggettivamente gravissima”, ha dichiarato in un’intervista Dario Francolino, Head of Communications & Public Affairs Roche Italia. La sua azienda ha un fatturato di un miliardo all’anno, e solo verso la sanità italiana un credito di 500 milioni che le strutture sanitaria italiane stanno pagando con un ritardo di oltre 24 mesi.

Per ora, dagli uffici svizzeri, nessuno ha ancora parlato esplicitamente di tagli alle forniture italiane, ma di “variare alcune cose sulle modalità di pagamento” con forme e modi ancora da definire.

Diversamente sono andate le cose in Grecia. Nel paese, la cui economia è ormai allo stremo, secondo le cifre rese note dall’Associazione Ellenica delle Compagnie Farmaceutiche, gli ospedali pubblici greci hanno saldato solo il 37% dei debiti contratti negli ultimi 18 mesi con le ditte produttrici di farmaci, cioè su un totale di debiti che raggiunge quota 1,9 miliardi di euro, solo 717 milioni di euro e, in base a quanto spiega Roche, alcuni ospedali non pagano i debiti da almeno tre o quattro anni.

A nulla era servito, poi, nel 2010, il tentativo di ripianare il debito con i fornitori pagando 400 milioni di euro attraverso bond greci (anzi: la trasformazione del debito farmaceutico in debito sovrano che ha portato la farmaceutica al possesso di un pacchetto di buoni greci del valore di 30 milioni di euro).

Dunque basta medicinali alla Grecia. Almeno agli ospedali. La Roche, infatti, ha sospeso la fornitura di medicinali alle strutture sanitarie, ma non alle farmacie. Per questo motivo si assiste a scene paradossali in cui i pazienti si recano a comprare di tasca loro un determinato medicinale e poi lo portano con sé all’ospedale per farselo iniettare dai medici.

Ma se la Grecia piange, il resto d’Europa non ride: lo stesso problema si ripropone, seppure con forme diversa, in altri paesi, dell’area euro: il nostro, Spagna e Portogallo. E la crisi potrebbe farsi davvero terribile.

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